Pattini a rotelle, 1989
Acciaio zincato
n.13 paia dal 34 al 46

Pattini a rotelle nº38 (Collezione privata, Roma)


Photo © Alessandro Zanbianchi

I Pattini a rotelle di Umberto Cavenago
 

Umberto Cavenago comincia ad attraversare la storia dell'arte con veicoli (camion, pattini, motociclette...) dotati di ruote; queste ruote garantiscono movimento ma anche una conseguente instabilità, quella stessa che, ironicamente, nella seconda fase del suo lavoro, darà origine idealmente a quel "sostegno dell'arte" delle grandi cornici, colonne e travi telescopiche.
L'indagine si sviluppa prevalentemente su due binari: quello della forma e quello della funzione. La forma è lineare, essenziale, sintetica, ammorbidita infine dalle ruote chele donano una straordinaria vitalità. La funzione è quella di ribaltare ironicamente i valori e le priorità cosiddetti "generi", per esempio, che, specialmente in passato, possono aver costituito un vincolo per una più libera interpretazione di un mondo ancora così misterioso come è quello dell'arte. La lamiera zincata è la veste di tutto questo, apparentemente fredda. Eppure questi "veicoli" sono avvolti da un'energia accattivante, da una sorta di antropomorfismo sottilmente funzionale al discorso dell'artista. La serie dei pattini a rotelle viene costruita rispettando le proporzioni reali: il numero trentasette è veramente il numero trentasette. Ogni rapporto è sempre pensato e niente viene lasciato alla casualità.


Vittoria Coen

Pattini a rotelle nº45 (Collezione privata, Torino)

L'origine dei pattini a rotelle è sconosciuta.
La prima data legata ai pattini a rotelle che si possa ricordare è il 1743, anno in cui fecero la  primissima apparizione nel corso di un esibizione su di un palcoscenico di Londra.

Pattini a rotelle nº45 (Collezione privata, Torino)

Photo © Studio Blu

Studio di Umberto Cavenago al Castello di Rivara nel 1989

Photo © Nadia Ponci

Pattini a rotelle nº45 (Collezione privata, Torino)

Photo © Studio Blu

Pattini a rotelle nº37 (Collezione privata)