Protecziun da la patria, 2018

Acciaio Cor-Ten
∅120 cm
In un mare chiuso, in una nazione neutrale

Protecziun da la patria è un’opera realizzata in occasione della mostra “Mutazioni in difesa della natura”, curata da Al Fadhil con Anna Radaelli e organizzata dal Municipio di Maroggia dal 9 settembre al 7 ottobre 2018.

Una mina nel Ceresio

La scultura galleggiante è una interpretazione di una mina navale, una grossa sfera munita di 22 urtanti collocati tra loro in posizione simmetrica. È una declinazione inoffensiva di un ordigno bellico in uso durante gli ultimi storici conflitti mondiali.
Il suo posizionamento in Svizzera, nazione neutrale e sede storica delle organizzazioni mondiali attive nella difesa della pace, solleva le controverse visioni contemporanee in merito alla difesa dell’integrità dei confini e le “libere” migrazioni degli uomini sulla Terra.
Da una prima superficiale percezione di allarme e pericolo si passa, dopo una più attenta osservazione, all'esorcizzazione del potenziale bellico a favore di una lettura antropomorfa ricollegabile alla rotondità della forma e al tranquillo beccheggio nel “mare chiuso”, il lago di Lugano.

Tra “minaccia” e “presenza tranquilla”, tra memoria storica e elemento naturale
È una scultura galleggiante in acciaio Cor‑Ten di forma sferica, con diametro di ca. 120 cm, concepita per la mostra Mutazioni in difesa della natura e collocata sulla superficie del Lago di Lugano.
La forma, una sfera perfetta attrezzata di urtanti simmetrici, richiama immediatamente la struttura di una mina navale: ordigno bellico reso qui innocuo, ridotto a volume puro senza la funzione di offesa. La massa sferica, isolata sull’acqua, è segno di un paradosso formale: un oggetto di guerra privato della sua potenza distruttiva viene ristabilito come presenza visiva, corpo nello spazio, forma primaria nella sua essenzialità.
L’installazione evoca un doppio movimento: allarme e rassicurazione. In una prima percezione la sfera richiama la minaccia, l’ordigno letale; ma la neutralizzazione e la scelta del contesto, un lago, incastonato in una nazione neutrale e sede di organismi internazionali di pace, disattivano l’intento bellico, spingendo verso un’altra figura: la forma sferica come segno antropomorfo e organico. Il galleggiamento sulla superficie dell’acqua accentua questa doppia natura, sospendendo l’opera tra “minaccia” e “presenza tranquilla”, tra memoria storica e elemento naturale.
L’acciaio Cor‑Ten, materiale di costruzione industriale e di lunga durata, conferisce alla forma una robustezza visiva che contrasta con l’effimera condizione del galleggiamento. La sfera non è piantata, non è ancorata alla terra; è soggetta alle oscillazioni dell’acqua, alle variazioni di luce e di clima. Questo rapporto con la superficie lacustre trasforma la scultura in un dispositivo di risonanza ambientale: l’opera vive lo spazio come campo, non come oggetto statico.
Come in altri lavori di Cavenago, l’opera non risolve una funzione esplicita né invita a un uso pratico: la sua presenza è interrogazione. La forma, apparentemente semplice e costruita, rimanda a un doppio registro semantico: il conflitto e la difesa, l’oggetto armato e la sua esorcizzazione, la tensione tra pericolo percepito e rassicurazione contemplativa.
Protecziun da la patria propone così una sospensione critica: la mina, sottratta alla sua funzione letale, diventa simbolo di uno spazio neutrale che interroga le pratiche della difesa e della protezione – non come gesto militare, ma come forma di conservazione e di resistenza alla violenza. L’acciaio Cor‑Ten, la sfera e l’acqua configurano insieme una scultura che lavora per contrasti e per sospensioni, piuttosto che per risoluzioni, mettendo in crisi il senso stesso di “protezione” e di “patria” in un mondo attraversato da conflitti e migrazioni.
L.B., 2022

Ispezione subacquea del sistema di ancoraggio al peso morto

Photo © Stefano Dondi

Protecziun da la patria, 2018

Acciaio Cor-Ten
∅120 cm
In un mare chiuso, in una nazione neutrale

Protecziun da la patria è un’opera realizzata in occasione della mostra “Mutazioni in difesa della natura”, curata da Al Fadhil con Anna Radaelli e organizzata dal Municipio di Maroggia dal 9 settembre al 7 ottobre 2018.

Una mina nel Ceresio

La scultura galleggiante è una interpretazione di una mina navale, una grossa sfera munita di 22 urtanti collocati tra loro in posizione simmetrica. È una declinazione inoffensiva di un ordigno bellico in uso durante gli ultimi storici conflitti mondiali.
Il suo posizionamento in Svizzera, nazione neutrale e sede storica delle organizzazioni mondiali attive nella difesa della pace, solleva le controverse visioni contemporanee in merito alla difesa dell’integrità dei confini e le “libere” migrazioni degli uomini sulla Terra.
Da una prima superficiale percezione di allarme e pericolo si passa, dopo una più attenta osservazione, all'esorcizzazione del potenziale bellico a favore di una lettura antropomorfa ricollegabile alla rotondità della forma e al tranquillo beccheggio nel “mare chiuso”, il lago di Lugano.

Tra “minaccia” e “presenza tranquilla”, tra memoria storica e elemento naturale
È una scultura galleggiante in acciaio Cor‑Ten di forma sferica, con diametro di ca. 120 cm, concepita per la mostra Mutazioni in difesa della natura e collocata sulla superficie del Lago di Lugano.
La forma, una sfera perfetta attrezzata di urtanti simmetrici, richiama immediatamente la struttura di una mina navale: ordigno bellico reso qui innocuo, ridotto a volume puro senza la funzione di offesa. La massa sferica, isolata sull’acqua, è segno di un paradosso formale: un oggetto di guerra privato della sua potenza distruttiva viene ristabilito come presenza visiva, corpo nello spazio, forma primaria nella sua essenzialità.
L’installazione evoca un doppio movimento: allarme e rassicurazione. In una prima percezione la sfera richiama la minaccia, l’ordigno letale; ma la neutralizzazione e la scelta del contesto, un lago, incastonato in una nazione neutrale e sede di organismi internazionali di pace, disattivano l’intento bellico, spingendo verso un’altra figura: la forma sferica come segno antropomorfo e organico. Il galleggiamento sulla superficie dell’acqua accentua questa doppia natura, sospendendo l’opera tra “minaccia” e “presenza tranquilla”, tra memoria storica e elemento naturale.
L’acciaio Cor‑Ten, materiale di costruzione industriale e di lunga durata, conferisce alla forma una robustezza visiva che contrasta con l’effimera condizione del galleggiamento. La sfera non è piantata, non è ancorata alla terra; è soggetta alle oscillazioni dell’acqua, alle variazioni di luce e di clima. Questo rapporto con la superficie lacustre trasforma la scultura in un dispositivo di risonanza ambientale: l’opera vive lo spazio come campo, non come oggetto statico.
Come in altri lavori di Cavenago, l’opera non risolve una funzione esplicita né invita a un uso pratico: la sua presenza è interrogazione. La forma, apparentemente semplice e costruita, rimanda a un doppio registro semantico: il conflitto e la difesa, l’oggetto armato e la sua esorcizzazione, la tensione tra pericolo percepito e rassicurazione contemplativa.
Protecziun da la patria propone così una sospensione critica: la mina, sottratta alla sua funzione letale, diventa simbolo di uno spazio neutrale che interroga le pratiche della difesa e della protezione – non come gesto militare, ma come forma di conservazione e di resistenza alla violenza. L’acciaio Cor‑Ten, la sfera e l’acqua configurano insieme una scultura che lavora per contrasti e per sospensioni, piuttosto che per risoluzioni, mettendo in crisi il senso stesso di “protezione” e di “patria” in un mondo attraversato da conflitti e migrazioni.
L.B., 2022

Courtesy Sigma Ingegneria, Italia

Lago di Lugano

Photo © Davide Fontana

Installazione a Bissone, 2022

Installazione a Bissone, 2022

Photo © Stefano Dondi
Photo © Stefano Dondi
Photo © Stefano Dondi

Massimiliano Monaco, artificiere subacqueo e fotografo

Photo © Davide Fontana
Photo © Susy Albieri

Ispezione subacquea del peso morto

Photo © Stefano Dondi
Un backstage collettivo sul lavoro di Umberto Cavenago che galleggia sul lago di Lugano. In molti hanno contribuito con le riprese. Videoforart ci ha messo il montaggio.
Postproduzione Videoforart.it

Particolare degli urtanti

Posa in acqua della zavorra

Ispezione subacquea del peso morto

Photo © Stefano Dondi

Posa in acqua

Prova di galleggiamento in acqua dolce prima della collocazione

Molo di Melano, Switzerland

Produzione dei lamierati in Cor-Ten

Produzione dei lamierati in Cor-Ten