Umberto Cavenago

Piedistallo, 1989

Lamiera zincata

45 × 210 × 390 cm


La rampa e il congedo

Un piano quadrato di lamiera zincata, 210 centimetri di lato per soli 45 di altezza, e su uno dei due fronti opposti due rampe simmetriche da 180 cm di lunghezza. Nulla di allusivo nella fattura: il materiale è quello della carpenteria e della copertura industriale, grigio screziato, zincato a caldo, estraneo per statuto alla nobiltà del marmo e alla retorica del basamento. Cavenago non scolpisce, assembla e le proporzioni dicono già tutto il rovesciamento in atto: il piedistallo, che per convenzione è stretto e alto perché solleva, isola, sottrae al piano di calpestio, qui si dilata in larghezza e si abbassa fino a diventare piattaforma, tratto di pavimento sopraelevato, superficie di manovra. La quota di 45 centimetri non è una quota di esposizione, è una quota di carico.
Le rampe stabiliscono la funzione e insieme la spostano. Sono pensate per la salita e la discesa di artefatti su ruote, e in questa attitudine tecnica si annida la loro forza evocativa: rinviano ai veicoli in acciaio esposti l'anno prima alla galleria Franz Paludetto di Torino con i quali Cavenago aveva inteso svincolare la scultura dal supporto espositivo tradizionale. Il piedistallo, appena congedato, ritorna dunque non come accessorio ma come opera, e ritorna attrezzato: predisposto a una movimentazione che è già avvenuta o che deve ancora avvenire. La superficie resta vuota, e il vuoto non è mancanza ma intervallo, il tempo tra una discesa e una risalita possibile. L'oggetto assente è più presente di quanto sarebbe se stesse lì sopra.
Ciò che si offre allo sguardo è quindi un sostegno privo del sostenuto, un dispositivo che ha assorbito in sé il proprio contenuto e ne conserva soltanto le condizioni di accesso. È un nucleo destinato a tornare, con insistenza quasi programmatica, in tutto il lavoro successivo: le colonne su ruote del colonnato di Metropolis al Martin-Gropius-Bau nel 1991, elementi architettonici privati della funzione portante; il piano di parallelogrammi mobili di A sostegno dell'Arte, che ripavimenta la galleria d’arte; la panca scorrevole di L'Arte stanca, 1993 che attraversa il museo. In Piedistallo la traiettoria è già enunciata per intero, e nella forma più asciutta: un piano di lamiera alto quanto un gradino, largo quanto una stanza, con una via d'entrata e d'uscita.
Piedistallo

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